La Tempesta Gentile: “Pianeta Interno”, quando l’astronomia incontra le emozioni
“Pianeta Interno” è il nuovo singolo de La Tempesta Gentile, un brano in cui l’astronomia entra ancora una volta nella scrittura del gruppo. Questa volta lo sguardo si concentra su Venere e Mercurio e sulla loro presenza nel cielo anche quando non riusciamo a vederli. Da qui prende forma una metafora che unisce osservazione, emozioni e rapporti umani, trasformando un fenomeno astronomico in una storia di vicinanze e distanze.
L’astronomia era già presente nel vostro esordio. Cosa vi affascina del cielo al punto da trasformarlo in materia per le vostre canzoni?
(Luca) L’astronomia è una passione che ho fin da bambino, possiedo un piccolo telescopio, un riflettore amatoriale, e quando riesco visito gli osservatori. Nel cielo si trovano risposte, domande, e l’osservazione è un momento di calma e silenzio, quindi un legame che a volte nasce da condizioni davvero favorevoli per la scrittura.
In “Pianeta Interno” un fenomeno astronomico diventa il racconto di una relazione umana. Quanto lavoro c’è stato nel trovare un equilibrio tra precisione della metafora ed emozione?
E’ fondamentalmente ispirazione più che un lavoro, l’unica cosa che conta è cogliere le proprie emozioni, e trasformarle in suono di parole e forma canzone.
Venere e Mercurio ci sono anche quando la luce del Sole ci impedisce di vederli: vi interessava soprattutto raccontare la differenza tra “non vedere” e “non esserci”?
No, perchè il non esserci è insito nel non vedersi e viceversa. Sono condizioni sfavorevoli all’apparenza, ma il concetto di presenza rimane intatto, nel testo abbiamo voluto analizzare questa condizione particolare.
Il momento dell’alba o del tramonto rappresenta la possibilità di ritrovarsi. Che significato assume questo breve spazio temporale all’interno della canzone?
E’ il momento più “solare” del testo perchè apre una possibilità, che per quanto breve e limitata, c’è. Sta a noi riuscire a goderci appieno quei momenti e vivere il momento senza pensare alla sua brevità.
Il titolo “Pianeta Interno” sembra rimandare contemporaneamente allo spazio e all’interiorità. Quanto avete giocato consapevolmente su questo doppio significato?
Venere e Mercurio, sono chiamati normalmente pianeti interni per le loro orbite interne rispetto all’orbita terrestre intorno al sole, abbiamo giocato sulla metafora dei due pianeti, invisibili perché coperti dalla luce del sole, ma comunque presenti su di noi.
Dopo questo brano, quanto spazio continueranno ad avere immagini scientifiche e astronomiche nella vostra scrittura?
A tavolino è difficile se non impossibile capire se un’ispirazione particolare tornerà a creare un testo, in generale è sempre il proprio vissuto che può riversarsi nelle canzoni, e questo aspetto è la cosa più imprevedibile del mondo nello scrivere testi.
Poi magari sì, ci vediamo in un osservatorio e nascerà qualcos’altro, magari sui pianeti esterni stavolta!
