I Relief tornano con “Eh No!”: ironia e autocritica nell’epoca della polarizzazione
C’è un meccanismo che tutti conosciamo bene, anche se raramente lo ammettiamo: quello di scaricare sugli altri la responsabilità delle nostre difficoltà. È da qui che parte “Eh No!”, il nuovo singolo dei Relief, prodotto da Massimo Calabrese e Marco Lecci per Musica & Rivoluzione. Con un linguaggio ironico e provocatorio, tra sonorità pop-funk, il brano mette il dito su una piaga del dibattito contemporaneo: la tendenza a leggere ogni difficoltà personale attraverso lo scontro tra fazioni, senza mai chiedersi quale sia davvero il proprio ruolo. Non una canzone contro qualcuno, ma uno specchio teso verso un atteggiamento umano trasversale, che gli stessi Relief riconoscono anche in sé.
Ne abbiamo parlato direttamente con la band.
Quanto c’è dell’esperienza personale dei Relief all’interno di “Eh No!”?
In realtà parecchio, soprattutto perché il clima che raccontiamo è qualcosa che viviamo tutti e tre quotidianamente sui social. È difficile ormai non imbattersi continuamente in discussioni in cui tutto viene ridotto a una contrapposizione tra due schieramenti, e in cui sembra quasi impossibile ammettere che magari una parte di responsabilità possa essere anche nostra. Basta poco per trasformare qualsiasi argomento in una gara a trovare il colpevole.
È una cosa che osserviamo negli altri, ma che sarebbe ipocrita dire di non riconoscere anche in noi stessi. Proprio per questo “Eh No!” non vuole essere una canzone contro qualcuno: parte da un meccanismo che conosciamo tutti e che sui social diventa particolarmente evidente. Il brano era nato inizialmente con un bersaglio più specifico, ma lavorandoci ci siamo resi conto che il tema era molto più ampio e che sarebbe stato più interessante parlare della tendenza umana a scaricare la responsabilità sugli altri.
La base musicale, tra l’altro, ha una storia più vecchia: era nata intorno al 2018 per una collaborazione con una cantautrice che poi non è andata avanti. Quando l’abbiamo ripresa l’anno scorso ci è sembrato quasi che aspettasse da anni il testo giusto.
La provocazione può essere uno strumento efficace per far nascere un dialogo?
Secondo noi sì, se dietro la provocazione c’è qualcosa da discutere. Una provocazione fine a se stessa può semplicemente generare altra rabbia, mentre una provocazione che lascia una domanda può essere un buon punto di partenza.
“Eh No!” cerca proprio di fare questo: ti mette davanti a un atteggiamento e quasi ti fa venire voglia di rispondere “eh no!”. E a quel punto, però, la domanda diventa: perché? Su cosa non sei d’accordo? E soprattutto, sei sicuro che il problema sia sempre qualcun altro?
Ci piace l’idea che una canzone possa far partire una discussione senza necessariamente stabilire da subito chi ha ragione.
In un periodo in cui tutto sembra polarizzato, credete che la musica possa ancora creare confronto?
Sì, anche se probabilmente non può farlo se pretende di avere sempre una risposta. Forse può farlo meglio quando lascia un po’ di spazio a chi ascolta.
Sui social siamo abituati a vedere persone che partono da una posizione e cercano soltanto conferme, mentre tutto quello che arriva dall’altra parte viene immediatamente respinto. La musica può funzionare diversamente: puoi ascoltare una canzone, magari non essere d’accordo con quello che dice, ma continuare ad ascoltarla perché ti piace, perché ti fa ridere o perché ti ha fatto pensare.
Per noi sarebbe già un piccolo risultato. Non ci interessa che “Eh No!” convinca tutti della nostra opinione. Ci interessa molto di più che qualcuno, dopo averla ascoltata, si faccia una domanda.
Come avete scelto l’arrangiamento definitivo del brano?
La cosa particolare è che l’arrangiamento di base aveva già qualche anno: il brano era nato nel 2018 e, quando lo abbiamo ripreso, non siamo quindi partiti completamente da zero. C’era già un’idea musicale che continuava a funzionare, ma dovevamo capire come farla diventare davvero un brano dei Relief.
Abbiamo cercato di mantenere il groove e quella componente pop-funk che ci sembrava adatta al pezzo, proprio perché ci permetteva di parlare di un argomento abbastanza pesante senza trasformarlo in una canzone pesante. Il contrasto tra un arrangiamento energico e un testo che parla di responsabilità, polemiche e polarizzazione ci piaceva molto.
Il lavoro con Massimo Calabrese e Marco Lecci è stato fondamentale per portare l’arrangiamento alla sua forma definitiva e trovare il giusto equilibrio tra quello che aveva il brano in origine e quello che volevamo diventasse per i Relief.
C’è stato un momento particolarmente significativo durante le riprese del videoclip?
In realtà è stata una realizzazione molto semplice e abbastanza spontanea. Siamo andati nello studio di Lorenzo Lecci e Diego Buonanno e molte delle idee per le scene sono nate direttamente lì.
Loro hanno una collezione enorme di oggetti e memorabilia nerd, quindi abbiamo iniziato semplicemente a guardarci intorno e a chiederci cosa potesse funzionare per il video. Alcune scene sono nate praticamente davanti agli oggetti che avevamo a disposizione.
Non c’è stato quindi un grande momento “cinematografico” o un episodio particolare: è stato più un processo di costruzione sul momento, giocando con quello che c’era nello studio. E alla fine ci è sembrato perfetto per il brano, perché anche “Eh No!” ha un lato volutamente ironico e un po’ assurdo.
Dopo questo singolo, quale direzione immaginate per il vostro percorso artistico?
Sicuramente non vogliamo rimanere fermi su una formula. “Eh No!” rappresenta una delle facce dei Relief, ma non necessariamente quella che vedrete sempre.
Ci interessa continuare a scrivere canzoni che possano avere un contenuto, anche quando affrontano argomenti seri, senza rinunciare alla melodia, alla ricerca sonora e soprattutto all’ironia. Ci piace poter passare da un tema all’altro e anche da atmosfere molto diverse senza perdere un’identità comune.
Stiamo lavorando a nuova musica e il percorso che abbiamo davanti sarà anche una nuova fase per i Relief. L’obiettivo è continuare a crescere, sperimentare e capire fin dove possiamo spingere il progetto senza smettere di divertirci nel farlo.
